

Voglio far notare alle servizievoli signore che ho visitato in questi giorni nei loro blog BDSM, che a mio parere nella loro carriera di schiave, difficilmente possono aver subito una costrizione operata con questo tipo di simpatico strumento.
Trattasi di guanto da lavoro Prevent EN 398, dorso in cotone traspirante, palmo rinforzato in gomma resinata.
Qui viene il bello, indossati da mani esperte (credetemi sulla parola, le mie lo sono), i suddetti diventano un accessorio quasi letale per la cute di chi subisce il trattamento; infatti i produttori hanno pensato bene di aumentare a dismisura il grip del guanto cospargendolo di scaglie in rilievo.
Una leggera pressione sull’avambraccio dalla mano calzata provoca un diffusone rossore.
Non oso pensare ad una sculacciata ben assestata.
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hellstrom alle ore 11:33 |
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Abito nell’immediata periferia milanese, residenziale, pulita, a misura d’uomo. Nei numerosi parchi belle mammine eleganti spingono passeggini supertecnologici da dove sorridono bambini tranquilli, possibilmente biondi.
Si trovano per chiacchierare alla fonte minerale gratuita, sorseggiano acqua cristallina sorridendo perfette.
In questo Autunno tiepido che sembra una tarda Primavera, coppiette di ragazzini amoreggiano silenziosi sulle panchine tra gli alberi, gli uccellini che cinguettano, l’erba rasata con cura, Labrador che scorrazzano felici, ben pasciuti.
Io?
Seduto al volante mentre aspetto nel parcheggio dell’Esselunga, gli Slipknot nelle casse, osservo la Mondialpol che ritira i sacchi di denaro e cerco di pianificare il modo per rapinarli, quanti uomini, quali armi usare, i calibri, l’inevitabile spargimento di sangue, la fuga sparando sulla folla per ritardare le forze dell’ordine.
Sorrido.
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hellstrom alle ore 08:13 |
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L’unica cosa alla quale riesco a pensare con chiarezza, tieni d’occhio Kurt, tienilo d’occhio.
Si muove a scatti come una pantera, il collo in torsione veloce, destra, sinistra..
Occhi lontani, spiritati, mormora qualcosa nella sua lingua, frasi smozzicate, dure, maligne.
Prima notte.
Squadra C, compagnia Dauphins, se fosse un qualche film western s’intitolerebbe “la notte dei lunghi coltelli”, invece la lama è una sola, in mano al tedesco.
Didier ha perso il controllo, viene diretto da Castelnaudary, primo di cento nel suo corso ufficiali e si è offerto volontario per il terzo.
Il glorioso, terzo reggimento di fanteria straniera.
Arriva in un bel pomeriggio soleggiato e trova il caos, Blanc se ne sbatte, da buon colonnello è rintanato in ufficio con l’aria condizionata al massimo. Si percepisce la furia degli uomini, un odore dolciastro, un misto di sudore e saliva puzzolente, di crauti alsaziani e birra.
L’uomo dei sussurri, della lingua incomprensibile, delle consonanti tutte sbagliate, il mio spotter riposa in una cassa di alluminio chiusa ermeticamente, squartato come un capretto da una mina Claymore in nome di un ideale senza tempo.
Ho ancora il suo odore addosso, tra le mani, e non sono sicuro di volere che Kurt si fermi.
Il tenente Didier Martin ridacchia nervoso, ma vorrebbe essere sul lungomare di Nizza, biondine col naso al cielo e piccole tettine puntute.
Facciamogliela pagare.
E siamo qui.
La sbarra della base di Kourou, si alza come per magia al passaggio della jeep, Didier crede di essere in mezzo ad un’operazione autorizzata, lui crede, ma forse a questo punto ha qualche sospetto.
Il suo colorito si è fatto grigiastro dopo che Kurt e Gregor hanno stuprato la prima volta la moglie del rappresentante del partito indipendentista della Guyana francese.
E ora siamo qui, io e Vassili ai lati della stanza con i fucili d’assalto spianati, Didier alla porta. Gregor accarezza i capelli della donna e tiene d’occhio il marito, inginocchiato con le mani sulla nuca, una specie di singhiozzo sommesso, una preghiera di dolore.
Il tedesco.
Ecco lui, lui è lì e ha questa cazzo di baionetta che affila e lucida tutti i giorni e appena sotto il filo seghettato c’è il collo della ragazzina che pare fatto di un tessuto morbido.
Poi c’è questa cosa, questo fatto che avrà all’incirca diciassette anni e mi guarda, mi fissa e non c’è il minimo dubbio su quello che leggo nei suoi occhi.
Odio puro.
La imploro in silenzio, deve stare ferma aspettare che lui decida che è ora di rientrare, solo un po’ di pazienza, solo un po’.
Poi sarà tutto finito, poi.
Riconoscerei quello sguardo tra mille, non c’è pazienza, c’è odio e coraggio da vendere.
Reagisce come una belva ferita, morde Kurt sul polso e piccole gocce di sangue le inumidiscono le labbra di rosso acceso.
Nonononononono.
Solo un po’ di pazienza, solo un po’.
Lui alza il braccio, improvvisamente torna tra noi e si prepara ad aprirle la giugulare, il padre si alza di scatto urlando, Vassili solleva il fucile, Gregor riderideride.
È troppo facile, così è troppo facile.
Padre e figlia incassano quattro o cinque blindati, Kurt affonda e la schiena della madre pare di burro.
Sento la risata di Gregor trapassarmi il cranio, uno spillone infuocato dietro agli occhi, incide la carne, non respiro, cazzo non respiro più.
Sicura.
Leva di armamento.
Fuoco selettivo, raffiche di tre colpi, due secondi a raffica.
Gregor e Kurt volano spruzzando fluidi.
Non si fermano, non si fermano, ringhiano, sbavano, si pisciano addosso mentre muoiono.
Vassili estrae l’automatica, fine.
Il tenente è scivolato per terra, una mano immersa fino al polso in una chiazza di vomito. Sento solo le mani del russo e la sua voce lontana anni luce, tutto finito, tutto finito, andiamo, andiamo via.
In lontananza la rampa di lancio del maledetto razzo Ariane pare un ago piantato nel culo del cielo.
Troppe stelle in questa parte di mondo, le mani tremano ancora dopo tre giorni.
Occhi mi scavano dentro, coraggiosi, spenti.
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hellstrom alle ore 09:16 |
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hellstrom alle ore 06:41 |
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Le mogli all’inizio sono le principesse sul pisello, dopo un po’ diventano le principesse sui maroni.
Mauro
-Tu non mi parli più.
-Io non ho mai parlato un granchè.
-Ti frega solo della scrittura e dei bambini, ti rendi conto che io e te non parliamo altro che dei bambini.
-Ovvio, quando siamo a casa assieme c’impegnano fino allo sfinimento.
-Io non credo, non vedi che non lo facciamo più?
-Non vedi che non ne abbiamo il tempo materiale?
-Stronzate, sei il solito coglione, di tempo ne avremmo a bizzeffe, manca la voglia.
-Manca la TUA voglia, parliamoci chiaro, inoltre non lamentarti se non ti parlo visto che ad ogni discussione non perdi occasione per insultarmi.
-Già manca la mia voglia, è un problema che non hai mai affrontato.
-Certo, mi sembrava poco onesto chiederti di scopare dopo notti in bianco, pannolini e altre vaccate varie.
-Come al solito non capisci un cazzo di come sono fatta.
-Come al solito mi accusi di non capire un cazzo.
-Mi domando cosa ci facciamo ancora assieme, abbiamo fatto tutto troppo alla svelta, non ci amiamo più.
-Parla per te.
-Me ne voglio andare, lasciami.
-Ma dove cazzo vai.
Colluttazione, risultato inevitabile, lacrime, altri insulti.
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hellstrom alle ore 12:23 |
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…
Eccola qui, Milano.
L’auto corre verso i navigli, mi chiedo come sia possibile che l’essere umano si abitui a tutto, l’inquinamento, la miseria sempre più nera, le piogge a PH estremo, gli attentati degli integralisti religiosi.
I poliziotti corrotti.
Un ghigno leggero, quelli sono sempre esistiti, fin da quando ad un gruppo di ominidi è stato dato il potere di far rispettare le leggi della comunità. In fondo arrotondare il misero stipendio del ministero degli interni, fa parte dell’economia del libero scambio commerciale, puttane e droga sono merce richiestissima.
Domanda, offerta.
In quest’ottica, la difesa del mercato e delle sue regole rientra nei diritti e nei doveri di un imprenditore moderno. Un investimento va fatto fruttare e difeso strenuamente dalla concorrenza.
Parcheggio lungo l’Alzaia naviglio grande, la radio della macchina di pattuglia gracchia una volta il mio codice d’intervento, teoricamente sono in servizio per ancora una mezzora.
Spengo rapidamente e comincio ad indossare il parka, quando sono ben coperto arraffo la pistola, accendo una sigaretta ed esco nell’aria umida, di fronte a me l’insegna del Salamander splende di riflessi anodizzati.
L’uomo è seduto al banco, quattro shots di tequila ambrata di cui tre vuoti appoggiati sulla lastra d’acciaio satinato, una Sig Sauer infilata nella cintola dietro la schiena fa capolino ad ogni sorso, nessuno sembra farci caso.
Appena mi vede solleva il bicchiere in un brindisi muto, faccio segno alla ragazza che spilla con calma una Kilkenny e mi accomodo sullo sgabello a fianco dell’uomo.
La tipa è truccata con uno spesso strato di cipria bianca, occhi bordati neri, denti ricoperti di resina nera anallergica, labbra viola, neo gotici, neo dark, neo che cazzo ne so.
-Scotch liscio, single malt.
Si allontana con un grugnito.
-Sempre fedele alle tradizioni Novelli?
Mi passo le mani sulla faccia, qualche goccia è scivolata dal parka e mi brucia leggermente la fronte.
-Di sicuro meglio di quella merda messicana.
Valerio Colombo, sovrintendente capo, ex membro del NOCS, rispedito di pattuglia dopo che quattro minorenni albanesi della sua scuderia si erano fatte convincere dagli affari interni a fargli il servizio.
Inutile dire che dopo un periodo di sospensione, Colombo aveva ripreso il lavoro e delle puttane non si era più saputo nulla.
Il Glendullan va giù che è un piacere, assaporo per un attimo ad occhi chiusi l’aroma secco di torba. Lo sbirro mi richiama alla realtà.
-Allora? Per quand’è?
Al sodo, subito, da perfetto uomo d’azione.
-Gregor è pronto, il pacchetto regalo teso al punto giusto, non ci resta che…
L’uomo barcolla all’ingresso del locale, è visibilmente alterato, le unghie ingiallite danzano un balletto di scatti nervosi, prova a trascinarsi verso di noi ma un enorme buttafuori lo intercetta al volo.
-Guarda guarda, parli del diavolo e spuntano le vene.
Ci avviciniamo mentre Tedeschi s’impegna a liberarsi dalla stretta del giovane palestrato, un tentativo oltremodo patetico.
Appoggio una mano sulla spalla del ragazzo, sembra di toccare una superficie di legno tiepida.
-Giulio, lascia questa feccia a noi, fatti un drink alla nostra salute.
Si gira e gli infilo dieci euro nel gilet di pelle zebrata, annuisce regalandoci uno sguardo spento di steroidi abusati.
Trasciniamo il rifiuto al cesso, i piedi sfiorano il pavimento di plastica traslucida, pochissimi sguardi seguono i nostri movimenti.
Colombo lo spinge contro il muro dietro la porta, mentre io blocco l’ingresso. Estrae l’automatica e con l’altra mano stringe il collo. Una macchia di urina si allarga sul pavimento, il poliziotto sembra non farci caso e comincia a far andare su e giù la canna della pistola indicando la faccia dell’uomo.
-Avanti…da bravo, avanti, apri la bocca, apri su, non vorrai mica che ti frantumi quei quattro denti che ti sono rimasti no? Apri la bocca su…
Il tossico si divincola, Valerio picchia duro nei testicoli e quando lui si affloscia in avanti spalancando la bocca gli fotte la gola con l’acciaio brunito della pistola.
Tocca a me.
-Quante volte ti abbiamo detto che non devi cercarci nei locali? Quante volte?
-Gfhì, gfh…
-Ma nonostante tutto continui a farlo, caro mio mi sa che stavolta mi sono proprio rotto le palle.
-Gmn….mn.
Colombo si gira verso di me.
-Pensi che abbia qualcosa d’importante da dirci?
-Lo spero per lui, leva dai.
Estrae la canna e la ripulisce sull’impermeabile stracciato del drogato. Lo prendo per le orecchie trascinandolo al centro della stanza, una ginocchiata allo sterno è sufficiente per farlo crollare sul pavimento fradicio, è il mio turno e la Beretta danza nella destra come dotata di vita propria. Punto alla nuca facendo in modo che la pressione sia dolorosa.
-Ora di parlare verme e che siano buone notizie.
Sputa un bolo di sangue e catarro, è ridotto ad uno straccio, sussulta senza fiato, probabilmente sta per avere una crisi d’astinenza.
-Il…il pacco è in viaggio, il mio amico dice che sarà a casa questa sera, fra…fra un paio d’ore insomma.
Gli allungo una scarpata al costato, sbatte la testa contro un lavandino e si accartoccia in posizione fetale. Mi avvicino, respirando crea delle bollicine di saliva rossastra sul pavimento.
-Sai benissimo che non è questo che voglio, siamo pronti da mesi per questa serata, dimmi del tuo amico, lo farà?
Colombo schizza in avanti, dio mio siamo una coppia perfetta.
-Fammelo seccare Marco, liberiamo la civiltà occidentale da questa merda putrida, gli pianto una cazzo di calibro nove in testa…
La larva ha un sussulto.
-Nnoo, vi prego, no…lo farà, me l’ha promesso, lo farà.
-Bene, pare che tu non sia del tutto inutile dopotutto.
Un’occhiata al poliziotto alla mia sinistra, si piazza schiena alla porta, torno a girarmi verso il tossico, lo aiuto a rimettersi in piedi.
-Forza su, dai alzati.
Si solleva con uno sforzo immane, specchiandosi scoppia in lacrime e tenta di ripulirsi alla meglio.
-Dio…dio mio come ho fatto, come…
Un paio di pacche sulle spalle, tiro fuori due biglietti arancio e glieli porgo, s’illumina in un istante.
Quando chiude le dita sui soldi lo spingo cattivo dentro un box, la porta di legno scricchiola e si spalanca verso l’interno. Precipita sulla tazza, gli occhi ghiacciati in un’espressione di pura meraviglia. Avvito un lungo cilindro di fibra sulla canna dell’automatica e alzo il braccio, teso verso di lui.
Abbassa le mani rassegnato e un tonfo attutito gli apre il cranio a raggiera sulle piastrelle luride.
Richiudo con calma la porta e siamo fuori.
Faccio segno con due dita alla tipa pallida. Quando si avvicina ho in mano un biglietto da duecento, la fisso negli occhi.
-Chiudi i bagni e aspetta un quarto d’ora prima di chiamare i colleghi, intesi?
Altro grugnito, fine del problema tossico.
...
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hellstrom alle ore 10:54 |
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Megan Fox.
Miss Italia chi???
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hellstrom alle ore 13:09 |
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Scritto da:
hellstrom alle ore 11:43 |
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Maschera per Arco elettrico, sensore DIN 9 - 13 autooscurante.
Cella solare e batteria LItio, possibilità di settaggio delay, fasce di protezione in kevlar modulare. Possibilità di collegamento con circuito interno di respirazione assistita, schermo facciale blindato fino al cal. 50, filtraggio particelle aliene fino al milionesimo di micron, sensori/ammortizzatori antirullaggio in caso di salto d'emergenza iperspazio, resistenza stimata circa 5000 Kelvin.
Ok ALCUNE caratteristiche sono forse da verificare, rimane un bell'oggetto.
Non credi?
Scritto da:
hellstrom alle ore 10:16 |
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Il principale (donna) mi piazza sulla scrivania una candela-olio-profumato-del-cazzo svolazzando soddisfatta per l'acquisto del millennio.
Il dialogo che ne segue è assolutamente fedele.
- Lei, rimirando in controluce il colore della candela-del-cazzo. Senti che buon profumo di Mughetto!
- Io, sfoderando un Toscanello aromatizzato Grappa e accendendolo con la fiamma della candela-del-cazzo. Ottimo! Avevo giusto finito l'accendino!
- ...
Ok, è ufficiale, ho un brutto carattere.
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hellstrom alle ore 14:47 |
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